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GABRIEL BATISTUTA

     
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LA FAMIGLIA

Non si può raccontare la leggenda di Batistuta senza parlare della sua famiglia. Sarebbe come ricostruire un mosaico lasciando fuori posto la tessera più importante. Perché Gabriel, prima di essere Batigol, è un uomo che sente la famiglia come un valore assoluto.

Il racconto inizia nei primi anni '70. Gabriel è un bambino argentino che conduce una vita assolutamente normale, un'infanzia che, a rifletterci un po', assomiglia a quella di tanti altri ragazzini come lui: il sogno, l'avventura, la scuola. I nonni Melchior e Nestor gli insegnano i segreti di caccia e pesca, lo portano sul grande fiume, il Paranà, facendogli scoprire il fascino della natura. Le nonne Catalina e Isabela lo coccolano e corrono quando c'è da curare una ferita frutto di qualche marachella.

Intanto Gabriel diventa grande; gli crescono vicino le sorelle, Elisa, Alejandra e Gabriela. Accanto a lui i genitori, due figure importantissime; il padre, Osmar, infaticabile lavoratore, e Gloria, la madre, che ha creato un cuscinetto d'affetto tra un figlio in cerca di conferme e un padre tutto d'un pezzo. Ma Osmar aveva e ha dentro di sé, un segreto che Gabriel ha imparato con gli anni. Dietro al lavoro ossessivo e ai silenzi si nasconde un uomo che considera la famiglia un bene sacro. Osmar ha infuso a Batistuta gli insegnamenti di vita, dandogli i puntelli giusti per renderla salda. Questa è la prima famiglia di Gabriel, quella che l'ha visto venire alla luce, crescere e affermarsi. La storia di un ragazzino cresciuto sulla riva del Paranà stava per compiersi; da lì a qualche anno il campione avrebbe iniziato a muovere i primi passi. Ma prima di diventare qualcuno, Batistuta, l'uomo Batistuta, doveva trovare la donna della sua vita. Una donna che amasse più il ragazzo argentino che il campione affermato, una compagna che facesse parte del suo mondo. Ecco dunque arrivare l'altra metà del cielo. Gabriel viene invitato alla festa di compleanno di una ragazza; per le giovani argentine i quindici anni sono una ricorrenza importante e Irina aveva fatto le cose in grande. Neanche il tempo di entrare e l'adolescente Batistuta lascia la fidanzata del momento. Immediatamente si mette a fissare la festeggiata; resta ammaliato dal suo vestito rosa e dai modi gentili. La scintilla scocca subito, ma passano otto mesi prima di ottenere un bacio. E subito i due giovani hanno la sensazione di essere fatti l'uno per l'altra; dovranno affrontare ancora momenti duri e sacrifici, ma lo faranno insieme.

Gabriel si avvicina al calcio e, per inseguire il sogno di un contratto da professionista, deve cambiare città. Irina resta a Reconquista, soffre, ma tiene duro. I due si sposano il 28 gennaio 1990, nella chiesa di S. Roque, proprio nel loro quartiere. E' a questo punto che arriva la seconda famiglia di Batistuta, quella dell'uomo, del marito, del padre.

Nel '91 Gabriel e Irina arrivano a Firenze, e qui nascono tutti e tre i figli: Thiago, Lucas e l'ultimogenito, Joaquim. A Firenze i coniugi Batistuta si assestano definitivamente. Gabriel diventa "Batigol", Irina si inserisce benissimo nei ritmi cittadini, i piccoli crescono, vanno a scuola e giocano proprio come i loro coetanei fiorentini.

Ma in fondo al cuore ci sono sempre i tramonti e le albe davanti al grande fiume e il profumo della terra di casa. Perché come Osmar, anche Gabriel crede nella famiglia, crede all'unione e al calore che dà lo stare insieme ai propri cari. E quando torna in Argentina passa tutto il tempo che ha a disposizione per fare il pieno di emozioni. Firenze è il posto di lavoro, comodo, ovattato, ma sempre un posto di lavoro. Reconquista è la casa, le mura che lo hanno visto crescere ed esporsi al vento per affrontare il mondo. A fine carriera c'è da scommettere che Gabriel tornerà indietro, al mondo che gli appartiene. Certo, i tempi cambiano, così come gli uomini, ma il cuore, il vecchio cuore argentino passionale e nostalgico è rimasto intatto.

E le due famiglie, a ben vedere, sono una cosa sola; rappresentano il sogno di un uomo che allevava polli, trasferito sulle spalle del figlio, campione di un calcio pazzo e miliardario, ma abituato a tenere i piedi ben piantati sulla terra.

 


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