| BATISTUTA OGGI
Gabriel
Omar Batistuta ci accoglie nella sua seconda casa, lo spogliatoio del franchi.
L'allenamento è appena finito. Ma oggi non si parla di calcio, troppo spesso si
disquisisce di tattica, marcatura e ruoli. Oggi Batigol, dal suo regno incontrastato, è
deciso a disegnare il volto di Batistuta, quello delle emozioni, tra presente passato e
futuro. Batistuta e il calcio: come è cambiato il suo rapporto con questo sport che le ha dato da vivere? Da un punto di vista personale, gli anni non mi hanno cambiato; è il calcio che è mutato in maniera radicale. Da giovane giocavo tanto per giocare, ora lo faccio anche per divertirmi, ma soprattutto per mandare avanti una squadra. Sono arrivati altri obiettivi. Prima la partita finiva col fischio dell'arbitro, ora non finisce più. E' necessario migliorare, lavorare; sempre. Perché accontentare tanta gente è un compito molto difficile da compiere. Credo anzi che non sia possibile. Non è facile accontentare 40mila persone allo stadio, ci sarà sempre qualcuno a cui non sei piaciuto. Però noi dobbiamo fare del nostro meglio, siamo professionisti, siamo pagati, e quindi dobbiamo impegnarci facendo anche qualche sacrificio se necessario. Batistuta, Firenze e i fiorentini: il primo giudizio era quello giusto? Quando sono arrivato in Italia, ho pensato che, se avessi voluto vivere bene, avrei dovuto io adattarmi agli italiani e non viceversa; sono arrivato tranquillo e con tanta voglia di vedere, conoscere. A Firenze mi sono trovato subito bene; di carattere non sono uno che giudica le persone e così non mi sono mai permesso di giudicare se, in tutti questi anni, i fiorentini siano cambiati nei miei confronti. Credo anche che per un calciatore sia difficile dire con certezza se la gente è cambiata o meno; spesso dipende molto dai momenti che uno si trova a vivere nella sua carriera agonistica; è sempre stato facile trovare amici quando fai tre gol o vinci la classifica dei cannonieri, un pò meno quando le cose non ti vanno bene. Ecco perché dare un giudizio è quasi impossibile. Io mi sono limitato a vivere cercando di farlo nel rispetto di tutti, per ora mi è andata bene e spero che andrà bene anche nel futuro. In città però sto benissimo. Tante volte ho avuto occasione di andare via, e se sono rimasto, è per Firenze, per il complesso delle sue strade e della sua gente. La città mi fa sentire a mio agio perché non è né grande né piccola, si vive tranquillamente e anche l'atmosfera che si respira contribuisce a darmi tranquillità. E proprio questo aspetto ha contribuito a farmi restare per tutta la carriera. Batistuta e la famiglia: come concilia il ruolo di padre e quello di giocatore? Se uno dei suoi figli fosse intenzionato a intraprendere la carriera calcistica, lo
incoraggerebbe? Come passa il tempo libero? L'ultima passione è quella per il volo? Il momento più bello e quello più brutto. Sembra di capire che, appese le scarpe al chiodo, il futuro è in Argentina Cosa porterà di Firenze nella sua casa di Reconquista? I rapporti con gli allenatori, con chi ha stretto amicizia e con chi il rapporto è
stato strettamente professionale? Lei è una persona molto riservata, che cercha di mantenere la privacy il più
possibile: overdose da celebrità o carattere? Personaggio pubblico e uomo normale un binomio difficile? Un messaggio ai tifosi? E l'impegno di Bati non mancherà mai? Batistuta si allontana. Nel linguaggio del guerriero non si parla di amore, sentimento legato all'estro, ma di rispetto, che è sinonimo di coraggio, fedeltà. Questo è Batigol, un uomo all'antica, uno di quelli tutti di un pezzo. A fine carriera probabilmente tornerà a casa, ma Firenze e la sua gente resterà sempre nel suo cuore, perché il rispetto non si dimentica. |